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Presentazione del CNCRNC

Centro di Neuropsicologia Clinica e Ricerca in Neuroscienze Cognitive
C.N.C.R.N.C.

Presentazione del C.N.C.R.N.C.

 

Aspetti scientifici:
Introduzione

Il Centro SCIENTIFICO nasce a supporto dell’intervento clinico, con l’esigenza di aggiornare le conoscenze e di approfondirle anche con lavori di ricerca da noi svolti direttamente. Importante anche per la clinica è sviluppare le conoscenze neuroscientifiche che inquadrano gli apprendimenti, le memorie e i diversi tipi di attenzione. I nostri laboratori di ricerca sono nati, e si autosostengono, grazie ai corsi di formazione ed alle consulenze che svolgiamo in centri, ASL, Università di diverse città italiane. Ciò ci permette di avere dati di prima mano su quanto la letteratura va affermando e di comprendere quanto di poco chiaro o di fuorviante vi possa essere. Attraverso il “laboratorio interattivo” abbiamo il privilegio di creare il dubbio, di impostare ipotesi alternative e di effettuare verifiche quasi immediate. Con il nostro modo di procedere valutiamo direttamente diverse affermazioni non facendoci condizionare dalle fonti di provenienza. L’”ipse dixit” (l’opinione dell’esperto senza dati di supporto) o quello che in logica viene definita spiegazione secondo il principio di autorità non è proponibile come linea di condotta dove si privilegia la rigorosità scientifica.
Noi stessi adottiamo il principio popperiano del falsificazionismo valutando costantemente i risultati delle nostre ricerche e continuando ad apportare migliorie ai modelli che proponiamo. Da un punto di vista strettamente scientifico siamo perfettamente consapevoli che i diversi paradigmi (anche i nostri) non saranno mai definitivi. Il paradigma perfetto non esiste quindi è sempre passibile di critica (la ricerca dei punti deboli nei modelli fa parte spesso del lavoro per cui siamo chiamati anche in altri ambiti…).

L’iter che ha portato al protocollo clinico.

Abbiamo iniziato, anni addietro, con l’applicazione in clinica sui traumi cranici adulti dei modelli a lungo studiati e sperimentati. Ci eravamo resi conto di come molti protocolli clinici soprattutto di valutazione della memoria e dell’attenzione fossero incompleti ed approssimati. Ciò non rispecchiava la quantità di interessanti prove che la ricerca aveva espresso soprattutto dagli anni ’90 al 2000. In età dello sviluppo le prove di valutazione dei sistemi attentivi e mnestici erano ancora più carenti e poco affidabili. Questo derivava anche da una scarsa conoscenza delle complesse teorie attentive e mnestiche. Basta valutare che l’attenzione o la memoria erano considerate come funzioni uniche, generiche, apparentemente note a tutti. Questa visione “ingenua” si scontra attualmente con il fatto che di attenzione e di memorie ve ne sono di diversi (tanti) tipi che sostengono, in modo diverso, tutti gli apprendimenti, interessando aree cerebrali ben definite. Per dare un’idea di ciò che stiamo dicendo informiamo che a livello clinico (quindi più ridotto) siamo in grado di misurare circa una decina di funzioni del Sistema Attentivo Esecutivo e così per i sistemi di memoria (a livello di ricerca possiamo aggiungere altre decine di sfumature nell’indagare queste funzioni). Di conseguenza Abbiamo sperimentato prima e, apportato poi, in clinica nuovi strumenti di misura che ci hanno permesso di indagare il profilo funzionale cognitivo dei nostri pazienti più approfonditamente, ciò ci permette di preparare meglio i trattamenti (ri)abilitativi. Proprio per questo motivo diversi centri clinici Italiani consigliano la nostra équipe per approfondimenti diagnostici; diversi sono i casi che valutiamo che provengono da fuori regione.

Pubblicazioni

Abbiamo pubblicato I nostri lavori su prestigiose riviste nazionali ed internazionali come Psicologia Clinica dello Sviluppo, Giornale Italiano di Psicologia, European Journal of Cognitive Psychology, Cognitive Brain Research, Perception and Psychophysics, Journal of Experimental Psychology, Human Performance and Perception… a conferma della rigorosa linea scientifica che ci contraddistingue e che caratterizza l’approccio dell’équipe clinica che si è formata nel tempo e che opera prevalentemente nel Centro Medico Alassio Salute, pur tenendo consulenze cliniche e scientifiche in diversi Centri italiani.

Il laboratorio interattivo

In base ai nostri studi abbiamo isolato modelli mentali molto utili per approfondire metodi di indagine e soprattutto trattamenti (ri)abilitativi nel trauma cranico adulto, nell’età dello sviluppo e per la stimolazione nelle malattie degenerative dell’anziano.
Dal 2012 ad oggi abbiamo tenuto circa una quarantina di seminari, corsi e consulenze su ricerche in atto nelle maggiori città italiane (università, ASL, centri clinici) pertanto, ogni anno, qualche migliaio di professionisti e studiosi valuta direttamente e discute i paradigmi che proponiamo (ciò ci permette come pochi di riflettere e di sentire giudizi diversi sui nostri lavori). Inoltre con la richiesta del nostro apporto scientifico si sono instaurate decine di ricerche e collaborazioni in prestigiosi centri italiani a partire dall’età dello sviluppo (dai 4 anni in avanti), passando al trauma nell’adulto per arrivare alle malattie degenerative nell’anziano. Questo è il laboratorio interattivo di cui si accennava più sopra… a titolo di esempio possiamo citare i protocolli di ricerca che condividiamo con Clinici di diverse ASL o Centri situati in diverse regioni italiane, come: il Bambin Gesù Roma; Centri Nazionali per la somministrazione del Farmaco nell’ ADHD; Dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale di Bologna; Centri specializzati sulle Disprassie a Roma; Centri di Neurologia e PET per ricerche sulle demenze e la malattia di Parkinson. Inoltre come Polo M.T. Bozzo (Università di Genova) abbiamo aperto collaborazioni con diverse Università, come quelle di Firenze e Napoli per ricerche sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). E’ importante sottolineare che teniamo contatti diretti con membri di uno dei centri di neuroscienze tra i più prestigiosi che è quello di Rovereto (Università di Trento) per confronti e riflessioni (che ci tengano aggiornati).

La ricerca, innanzitutto.

Pertanto, la formazione e la clinica sono il contorno necessario anche all’autosostegno della ricerca per essere autonomamente indipendenti da strutture condizionanti. Siamo particolarmente liberi di scegliere gli argomenti dei nostri studi. Tuttavia vi è un vincolo dovuto al tempo e alle forze messe in campo che non possono sempre arginare il flusso continuo di una enorme mole di dati in arrivo e da elaborare. Concentrati sui risultati e sui paradigmi studiati, riusciamo a malapena a produrre brevi comunicazioni scientifiche di quanto veniamo a scoprire, cercando di risparmiare il tempo per lo studio e l’applicazione pratica dei nuovi risultati in clinica. Per questo motivo è necessario non disperdere energie e tempo anche a scapito di una scarsa visibilità che tuttavia è una scelta fortemente voluta (come il fatto di non aver creato associazioni nazionali, il sistematico evitamento dei social network, dell’eccessivo apparire e di qualsiasi strutturazione carrieristica formale che non sia in funzione della ricerca stessa).
Il laboratorio così inteso (aperto, interattivo, critico…) comporta un confronto costante del nostro modo di pensare, della nostra preparazione, dei paradigmi proposti. Ci induce allo studio e all’aggiornamento continuo. Tutto questo ci gratifica in parte sapendo che c’è ancora molto da completare e soprattutto ci insegna l’umiltà necessaria a chi si occupa di scienza (se si vive sinceramente il laboratorio e si vede come spesso le ipotesi vengono falsificate dalle sperimentazioni, non si può che sviluppare che un certo senso di “sana” umiltà). Ciò per noi comporta il rispetto anche del lavoro clinico minimale e “ingenuo” (non dobbiamo abbassare nessuno per innalzare noi stessi) e nel contempo ci permette di non avere timore reverenziale verso nessuno. Evitiamo rigorosamente discussioni “opinionistiche” e di basso contenuto, ma non temiamo il confronto scientifico sui dati, né di apportare critiche costruttive alle diverse teorie, fondate sui risultati. Alcuni nostri lavori giudicati “sensati” e conseguentemente pubblicati sulle riviste internazionali di prestigio sopracitate hanno proposto modifiche a precedenti modelli di neuroscienziati anche di fama internazionale (Vedere ad esempio sul concetto di “dominanza visiva”; Turatto, Benso et al. 2002. Non-spatial attentional shifts between audition and vision. Journal of Experimental Psychology: Human Performance and Perception, 28, 628-639 ).

Concludendo questa presentazione possiamo dire che tutto ciò ha favorito la possibilità di convogliare energie e tempo nello studio e nella ricerca. Ci ha permesso di evitare gli stereotipi e le suggestioni che circondano determinate patologie (e ne focalizzano anche i punti di vista irrigidendoli) andando a valutare direttamente e a delinearle funzionalmente con esperimenti critici, piuttosto che soffermarci a mere etichette diagnostiche.
La qualità del lavoro si è comunque affermata oltre le mura dei nostri laboratori (dobbiamo dirlo) e sono diventati ormai routinarie le richieste di approfondimenti diagnostici (anche da fuori regione) e la seria richiesta di collaborazione da parte di centri clinici e università che hanno valutato attentamente i nostri studi.

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